Un giorno decise di farla finita con quella vitaccia e si trasferì in città, alla ricerca di un padrone più “civile”. Appena arrivato incontrò un prete.
”Salute”
”Salute”
” Sto cercando un padrone”.
”E io un servo. Vieni a casa mia, che troveremo un accordo.”
Vanno verso la canonica e il pastorello sgrana gli occhi di meraviglia per le cose belle e straordinarie che incontra. E una volta dentro casa, gli “Oh!” e gli “Uh!” di stupore si sprecavano come le ghiande in un trugolo. Vedendo tanta ingenuità, al nuovo padrone venne in mente di prendersi gioco del giovanotto, inventando nomi strani e senza senso per gli oggetti della canonica. Gli porse una poltrona: ”Sai come si chiama questa?”
”Beh, mi sembra una cadrea”. (sedia)
”Nossignore!” gridò il prete mollandogli uno scapaccione sulla nuca: ”Qui in città si chiama maladrassarsi, naturalmente”
”Bella davvero, padrone”
Poi venne l’ora di cena.”E ora vediamo come te la cavi con la cucina. Prepara la cena”
”Oh, beh, questo è facile! Basta mettere un po’ d’acqua dentro la pentola e accendere il fuoco”
”Ignorante!” strillo il prete mollando un altro sonoro scappellotto. ”Qui si dice che si mette a bollire l’abbundanzia sopra il coghepappa! Hai capito?”
”Ahi! Si, ho capito.”
Finita la cena il prete porto il pastorello a visitare la cantina, dove c’era una gran quantità di formaggi su dei tavoloni e un mucchio di salsicce e di prosciutti che pendevano dal soffitto. ”Accidenti, che bel soffitto avete, padrone!”
”Stupido” esclamò il prete con un bello scapaccione. ”Quello si chiama corribatasciu, non soffitto.”
”Ohi! Ho capito. E tutta quella roba che pende e l’altra che sta sui tavoloni, allora, come si chiama?”
”Quello mio caro, è Gesù Cristo con tutti i Santi.”
”Beato voi che avete Gesù Cristo e tutti i Santi in casa vostra!”
Infine il padrone decise di andare a dormire. Entrò nella camera da letto e iniziò a togliersi le scarpe. Il pastorello abituato com’era a dormire vestito, si meravigliò: ”Che cosa fate padrone?”
”Non lo vedi? Mi tolgo le frannaccas, naturalmente” rispose il prete, ridendo sotto i baffi per la meraviglia del suo nuovo servitore. ”E dove dormite, padrone?”
”Su questo trippudu trappadu” rispose l’uomo indicando il letto. E prima di andare a dormire domandò al pastorello: ”Ma tu non mi hai ancora detto come ti chiami.”
”perché non me lo avete ancora chiesto” rispose il servitore. ”Il mio nome è Mai-m’anzis-bidu-gai.”(mai m’avete visto così)
”Strano nome! Beh, figliolo, buona notte.”disse il prete, e si coricò. Ma il pastorello era solo ingenuo non sciocco. Quando si trovò solo in canonica, scese in cantina e riempi due bisacce di formaggio e di salsicce. Poi ammucchiò alcune sedie e vi appiccò il fuoco. E prima di scappare definitivamente gridò dalla strada: ”Padrone, padrone, svegliatevi!”
Il prete si alzò ancora assonnato e si affacciò alla finestra: ”Che succede?” gridò.
”Alzatevi dal trippudu trappadu e mettetevi le brusciaccas e le frannaccas, perché il coghepappa sta bruciando le maladrassas, e se non buttate subito l’abbundanzia viene giù il corribatasciu. Io intanto metto al sicuro Gesù Cristo con tutti i Santi.”
”Maledetto ladro!”gridò il prete. ”M’hai rubato il formaggio con le salsicce.”
”Oh! Allora sapete anche voi come si chiamano!” rispose il pastorello, scappando a gambe levate. ”Torna indietro, Mai-m’anzis-bidu-gai”rispose il prete. E senza neppure mettersi la tonaca, uscì di corsa dalla canonica, sventolando la sottoveste bianca: ”Al ladro, al ladro!”.
Incontrò delle persone: ”Che succede reverendo? Chi vi ha derubato?”
”Mai-m’anzis-bidu-gai!” rispose il prete. ”No, non vi abbiamo mai visto così.”
E prima che il reverendo riuscisse a sciogliere l’equivoco,il pastorello era già diretto alla sua vecchia pinzetta, dove le cose avevano un nome conosciuto.
Bibliografia: Fiabe Sarde
Autore: scelte e tradotte da Francesco Enna
presentate da salvatore Mannuzzu
Arnoldo mondatori editore
03/04/2006 |