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« Fiabe Sarde

“Brusciaccas” e “frannaccas”


Un giorno decise di farla finita con quella vitaccia e si trasferì in città, alla ricerca di un padrone più “civile”. Appena arrivato incontrò un prete.

”Salute”

”Salute”

” Sto cercando un padrone”.

”E io un servo. Vieni a casa mia, che troveremo un accordo.”

Vanno verso la canonica e il pastorello sgrana gli occhi di meraviglia per le cose belle e straordinarie che incontra. E una volta dentro casa, gli “Oh!” e gli “Uh!” di stupore si sprecavano come le ghiande in un trugolo. Vedendo tanta ingenuità, al nuovo padrone venne in mente di prendersi gioco del giovanotto, inventando nomi strani e senza senso per gli oggetti della canonica. Gli porse una poltrona:
”Sai come si chiama questa?”

”Beh, mi sembra una cadrea”. (sedia)

”Nossignore!”
gridò il prete mollandogli uno scapaccione sulla nuca:
”Qui in città si chiama maladrassarsi, naturalmente”

”Bella davvero, padrone”

Poi venne l’ora di cena.”E ora vediamo come te la cavi con la cucina. Prepara la cena”

”Oh, beh, questo è facile! Basta mettere un po’ d’acqua dentro la pentola e accendere il fuoco”

”Ignorante!” strillo il prete mollando un altro sonoro scappellotto. ”Qui si dice che si mette a bollire l’abbundanzia sopra il coghepappa! Hai capito?”

”Ahi! Si, ho capito.”

Finita la cena il prete porto il pastorello a visitare la cantina, dove c’era una gran quantità di formaggi su dei tavoloni e un mucchio di salsicce e di prosciutti che pendevano dal soffitto.
”Accidenti, che bel soffitto avete, padrone!”

”Stupido” esclamò il prete con un bello scapaccione. ”Quello si chiama corribatasciu, non soffitto.”

”Ohi! Ho capito. E tutta quella roba che pende e l’altra che sta sui tavoloni, allora, come si chiama?”

”Quello mio caro, è Gesù Cristo con tutti i Santi.”

”Beato voi che avete Gesù Cristo e tutti i Santi in casa vostra!”

Infine il padrone decise di andare a dormire. Entrò nella camera da letto e iniziò a togliersi le scarpe. Il pastorello abituato com’era a dormire vestito, si meravigliò: ”Che cosa fate padrone?”

”Non lo vedi? Mi tolgo le frannaccas, naturalmente” rispose il prete, ridendo sotto i baffi per la meraviglia del suo nuovo servitore.
”E dove dormite, padrone?”

”Su questo trippudu trappadu” rispose l’uomo indicando il letto. E prima di andare a dormire domandò al pastorello:
”Ma tu non mi hai ancora detto come ti chiami.”

”perché non me lo avete ancora chiesto” rispose il servitore. ”Il mio nome è Mai-m’anzis-bidu-gai.”(mai m’avete visto così)

”Strano nome! Beh, figliolo, buona notte.”disse il prete, e si coricò. Ma il pastorello era solo ingenuo non sciocco. Quando si trovò solo in canonica, scese in cantina e riempi due bisacce di formaggio e di salsicce. Poi ammucchiò alcune sedie e vi appiccò il fuoco. E prima di scappare definitivamente gridò dalla strada:
”Padrone, padrone, svegliatevi!”

Il prete si alzò ancora assonnato e si affacciò alla finestra:
”Che succede?” gridò.

”Alzatevi dal trippudu trappadu e mettetevi le brusciaccas e le frannaccas, perché il coghepappa sta bruciando le maladrassas, e se non buttate subito l’abbundanzia viene giù il corribatasciu. Io intanto metto al sicuro Gesù Cristo con tutti i Santi.”

”Maledetto ladro!”gridò il prete. ”M’hai rubato il formaggio con le salsicce.”

”Oh! Allora sapete anche voi come si chiamano!” rispose il pastorello, scappando a gambe levate.
”Torna indietro, Mai-m’anzis-bidu-gai”rispose il prete. E senza neppure mettersi la tonaca, uscì di corsa dalla canonica, sventolando la sottoveste bianca: ”Al ladro, al ladro!”.

Incontrò delle persone: ”Che succede reverendo? Chi vi ha derubato?”

”Mai-m’anzis-bidu-gai!” rispose il prete.
”No, non vi abbiamo mai visto così.”

E prima che il reverendo riuscisse a sciogliere l’equivoco,il pastorello era già diretto alla sua vecchia pinzetta, dove le cose avevano un nome conosciuto.



Bibliografia:
Fiabe Sarde



Autore:
scelte e tradotte da Francesco Enna

presentate da salvatore Mannuzzu




Arnoldo mondatori editore

03/04/2006

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Ricetta del mese
ANGUILLE MARINATE CON MENTA E PATATE

Difficoltà = Media difficoltà
Ricetta per 4 persone

Ingredienti:

800g di anguille
1 ciuffo di menta
600g di patate novelle
2,5 dl di olio extravergine d'oliva
1 cipolla
3 spicchi d'aglio
4 dl di aceto di vino bianco
3 foglie di basilico
2 foglie di alloro
1 limone
1 mazzetto di prezzemolo

Preparazione:
Su un tagliere, o su un piano di lavoro, pulite le anguille estraendo le interiora, lavatele sotto l'acqua corrente e tagliatele a pezzi di circa 10cm di lunghezza.

In un tegame scaldate 2 dl d'olio e fatevi rosolare la cipolla sbucciata e tritata insieme con l'aglio, pelato e schiacciato; non appena il soffritto comincia a imbiondire, aggiungete l'aceto e lasciate sobbollire per almeno 5 minuti, poi profumate con le erbe fresche ben lavate, asciugate, tritate e continuate cuocere per qualche minuto prima di spegnere la marinata.

In un tegame di terracotta abbastanza alto sistemate i tranci di anguilla, copriteli con la marinata. Lasciate insaporire, coprendo con un telo da cucina, almeno per 4 giorni, quindi servite con un contorno di patate novelle, cotte al vapore e condite con il resto dell'olio, il succo di limone e il prezzemolo lavato e tritato.