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« Fiabe Sarde

L’orma divina


Non si conoscevano lunghi periodi di siccità né grandinate disastrose. C’era lavoro per tutti: ognuno aveva il suo pezzo di terra da coltivare o un gregge da governare. Non esistevano né servi né padroni; e non c’erano banditi alla macchia che rendessero pericolose le strade, né tantomeno si conoscevano caserme di gendarmi né prigioni.
La selvaggina, in quella bella terra, era abbondante dappertutto e andare a caccia era un vero divertimento. Lungo le coste non stagnavano le paludi con la malaria, perciò anche la pesca era buona e le barche navigavano con buon vento.
Ma poi, quasi all’improvviso, tutto cambiò e la pace si trasformò in tragedia.
Qualcuno incominciò a sconfinare nei terreni del vicino, alla ricerca di pascoli migliori; sparirono misteriosamente alcuni agnelli dalle greggi; furono bruciati, per invidia, vasti campi di grano e dei frutteti.
E allora ebbero inizio le vendette, le faide, le bardane (“razzia di bestiame”) notturne contro gli ovili degli avversarie gli sgarrettamenti di intere mandrie di vitelli.
Cessò la pace in ogni angolo di quella terra e assieme alla pace cessò anche il benessere. Una guerra interminabile imbarbarì il piccolo continente per anni e anni, coinvolgendo famiglie, paesi e intere città.
Finché alla fine, anche Nostro Signore perse la pazienza e si arrabbiò.
Si arrabbiò così tanto che il cielo si squarciò come un telo troppo teso e si scatenò un diluvio che sommerse la Tirrenide per settimane e mesi, con chicchi di grandine giganteschi che distrussero tutti i raccolti; poi la terra si spaccò e i vulcani vomitarono fuoco e fango fuso nelle vallate; e il mare, dal canto suo, si gonfiò in ondate altissime che si abbatterono sulle case dei villaggi con furia terrificante.
In quel terribile cataclisma, la Tirrenide incominciò a sprofondare. Sparirono sotto le onde i campi, i boschi, le vallate, le montagne e, insieme, anche le case, i paesi, la gente…
Ormai sembrava che non dovesse esserci più scampo per nessuno e che di quella terra non dovesse restare mai più nemmeno il ricordo, quando Nostro Signore si pentì infine del suo stesso furore e fermò il diluvio con un gesto della mano. Poi si affacciò dal cielo e guardò preoccupato da basso, dove il mare ancora agitato si accaniva contro l’ultimo lembo di terra.
Allora Nostro Signore mise fuori dalle nuvole il suo gran piede divino e bloccò quel pezzo di terra, prima che affondasse del tutto.
Così nacque la Sardegna, che proprio per questa ragione ha ancora la forma dell’orma di un piede. Ma non di un piede qualsiasi; è il piede di Dio.



Bibliografia:
Fiabe Sarde



Autore:
scelte e tradotte da Francesco Enna

presentate da salvatore Mannuzzu




Arnoldo mondatori editore

28/04/2006

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Ricetta del mese
ANGUILLE MARINATE CON MENTA E PATATE

Difficoltà = Media difficoltà
Ricetta per 4 persone

Ingredienti:

800g di anguille
1 ciuffo di menta
600g di patate novelle
2,5 dl di olio extravergine d'oliva
1 cipolla
3 spicchi d'aglio
4 dl di aceto di vino bianco
3 foglie di basilico
2 foglie di alloro
1 limone
1 mazzetto di prezzemolo

Preparazione:
Su un tagliere, o su un piano di lavoro, pulite le anguille estraendo le interiora, lavatele sotto l'acqua corrente e tagliatele a pezzi di circa 10cm di lunghezza.

In un tegame scaldate 2 dl d'olio e fatevi rosolare la cipolla sbucciata e tritata insieme con l'aglio, pelato e schiacciato; non appena il soffritto comincia a imbiondire, aggiungete l'aceto e lasciate sobbollire per almeno 5 minuti, poi profumate con le erbe fresche ben lavate, asciugate, tritate e continuate cuocere per qualche minuto prima di spegnere la marinata.

In un tegame di terracotta abbastanza alto sistemate i tranci di anguilla, copriteli con la marinata. Lasciate insaporire, coprendo con un telo da cucina, almeno per 4 giorni, quindi servite con un contorno di patate novelle, cotte al vapore e condite con il resto dell'olio, il succo di limone e il prezzemolo lavato e tritato.