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La sagra di Sant'Efisio


La vita di Sant’Efisio



Efisio nacque in oriente a Elia Capitolina, antica Gerusalemme, nella prima metà del III secolo d.c. da Cristoforo, cristiano e Alessandra, pagana. Rimase presto orfano e venne educato dalla madre al paganesimo. La madre decise di presentarlo all’imperatore Diocleziano affinché lo arruolasse nella propria guardia. L'imperatore entusiasta del giovane lo nominò ufficiale e lo inviò in Italia col compito di perseguitare i cristiani. Ma durante il viaggio verso l’Italia Efisio si convertì alla fede cristiana: di notte vide una croce risplendere fra le nuvole (la stessa che risulta impressa nella mano destra del santo) e sentì una voce misteriosa dal cielo, quella di Gesù Cristo, che gli rimproverò la sua missione contro i cristiani e gli preannunciò il suo martirio. Quando arrivò a Gaeta indusse con blandizie e doni un artigiano a creare una croce d’oro simile ad essa. Sempre a Gaeta decise di farsi battezzare.

Dopo aver sconfitto i nemici venne inviato in Sardegna per combattere le genti barbare che non furono assoggettate dai Romani. Sbarcò a Tharros dove durante la notte gli apparve in sogno Cristo che gli assicurò la sua protezione e la sua assistenza con un segno: un angelo, nelle sembianze di un eunuco di un palazzo, su un destriero bianco gli mostrò una spada a forma di croce con la quale avrebbe sbaragliato i nemici.

In seguito si trasferì nella città più importante dell’isola, Cagliari, dove si dedicò alla diffusione del cristianesimo. Preso dal fervore della fede con una lettera informò la madre e Diocleziano della sua conversione. La reazione dell’imperatore fu sdegnata e violenta: ordinò ad un suo preside Giulico di riportarlo al paganesimo. Il tentativo fu vano allora Efisio venne incarcerato nel carcere di Stampace e sottoposto a terribili torture. Il carceriere mosso a pietà decise di curarlo e con immenso stupore scoprì che le ferite venivano continuamente rimarginate (dagli angeli del signore). Giulico, sentendosi prossimo alla morte, venne sostituito dal vicario Flaviano che ordinò di bruciare vivo il ribelle cristiano, ma le fiamme del rogo lo lasciarono immune investendo viceversa gli stessi carnefici. Allora Flaviano decise di condannare a morte Efisio il quale venne condotto a Nura (antica città di Nora) e decapitato il 15 gennaio 303 d.c.(secondo altre fonti il 15 gennaio 286). Il Santo prima di morire chiese a Dio di proteggere il popolo Sardo dai nemici e dalle malattie, ed è per questa richiesta che nei momenti più tragici della storia cagliaritana e sarda, il popolo si è rivolto a lui affinché intercedesse presso Dio. Le sue reliquie vennero custodite in una chiesa a lui intitolata fino al 1088 quando vennero trasportate dai pisani a Pisa dove diventarono oggetto di culto. Solo nel 1886 le reliquie vennero riportate a Cagliari.




Le origini della processione.



Ogni 1° maggio si rinnova a Cagliari la grande festa di Sant’Efisio, tradizionale festa di ringraziamento che richiama varie migliaia di fedeli e pellegrini. La spettacolare processione si svolge ogni anno per sciogliere un secolare voto espresso nel lontano anno 1656 dalla Municipalità cagliaritana per essere liberata dalla peste. Il terribile morbo comparve infatti ad Alghero nel 1652 in seguito all'approdo di una tartana proveniente dalla Catalogna. La pestilenza provocò numerose vittime e gravi danni all’economia. Si diffuse inizialmente a Sassari, nel Logudoro e nell'Oristanese. La notizia di un possibile contagio allarmò la città di Cagliari. Le autorità sanitarie e civili presero dei provvedimenti che inizialmente riuscirono ad evitare il contagio. La situazione però si presentava drammatica e i magistrati civici decisero di chiedere al Santo di intercedere con Dio per preservare la città e tutta la popolazione sarda dal contagio e fecero il voto di organizzare ogni anno una festa solenne in onore del Santo. Nel 1655 la peste arrivò in città e fece la prima illustre vittima, l'arcivescovo De La Cabra. Nel 1656 l’epidemia ormai diffusa giunse al culmine (si registravano punte giornaliere di 200 decessi al giorno): la popolazione in grave pericolo, stremata dalla terribile epidemia e dalla carestia, pregò Efisio di allontanare il pestifero morbo. Nell'ottobre del 1656 dopo alcuni mesi drammatici, la situazione sanitaria migliorò e la peste poteva considerarsi sconfitta. La popolazione credette che la liberazione dalla peste fosse opera di Sant'Efisio. Spettava ora ai magistrati civici rispettare la promessa fatta nel 1652 di organizzare la solenne festa. Nel maggio dell’anno successivo 1657 il simulacro del Santo venne portato in processione fino a Nora, la sede del suo martirio. Da allora e ininterrottamente ogni anno nel 1° giorno di maggio, i cagliaritani, unitamente a folta rappresentanza della popolazione sarda, sciolgono il voto di ringraziamento allora formulato.
Per quanto riguarda la scelta del primo maggio si pensa che si sia voluto rendere cristiano un rito pagano legato alla primavera: il primo maggio coincide con il Calendimaggio, l'inizio di riti pagani che sancivano il ritorno della primavera.



Festività in onore di Sant’Efisio



Ogni anno si celebrano tre ricorrenze in onore di Sant’Efisio, a testimonianza della profonda venerazione che lega Cagliari e tutta l’isola al Santo. La prima si celebra il 15 gennaio per ricordare l’anniversario del martirio subito nell’antica città di Nora. La seconda viene celebrata il Lunedì di Pasqua per ricordare il tentativo di invasione da parte dei francesi nel 1793 che secondo la tradizione, fallì per la sua intercessione. Ed infine la sagra del 1° maggio, la più spettacolare e suggestiva.


La processione.



La processione con il simulacro del santo ripercorre il percorso (circa 33 km) che Efisio fece da Cagliari (Carales) a Nora (Nuras) dove subì il martirio. Inizia il 1° maggio e dura quattro giorni .

Il corteo è aperto dalle "traccas", carri trainati da buoi addobbati con i prodotti dei campi e gli utensili della vita contadina. Il corteo delle "traccas" attraversa le principali strade coperte di petali di fiori. Seguono poi i gruppi folk che sfilano con i costumi dei paesi d'origine. Dopo i gruppi sfilano su cavalli addobbati con coccarde e rosette i Cavalieri del Campidano. Seguono i Miliziani, anch'essi a cavallo, che scortano il Santo fino al suo arrivo a Nora. Sono nati col compito di mantenere l’ordine pubblico e indossano berrettone e giubbetti rossi, cinturone di pelle, gonnellino e uose nere, calzoni bianchi. Sfila poi il Terzo Guardiano che porta lo stendardo dell'Arciconfraternita del Gonfalone; l’incarico gli viene affidato dai componenti della Guardanìa durante una cerimonia pubblica nella quale il 3° Guardiano uscente gli affida lo stendardo. Segue la Guardanìa che sfila con il frac nero, cilindro e fascia azzurra; essa rappresenta le tre più importanti classi dell’antica nobiltà cagliaritana: la nobiltà e il clero, i laureati e i maestri di bottega per ogni classe veniva eletto un rappresentante, il guardiano appunto. Sfila poi l'Alternos, vestito in frac e da due mazzieri del Comune.. L’Alternos in origine rappresentava il viceré e oggi è l’espressione della Municipalità, indossa il “toson d’oro”, un catena d’oro donata nel 1679 al Comune di Cagliari dai regnanti spagnoli I mazzieri indossano una divisa del ‘600. L’Alternos è seguito dalla Confraternita e dalle consorelle in abiti penitenziali. E infine sfila il cocchio con la statua del Santo. Il compito di agghindare i buoi e condurre il cocchio è affidato ai carradori, che sono due, uno per ogni giogo utilizzato rispettivamente nel viaggio di andata e di ritorno.
La custodia del simulacro è affidata ai collaterali, due confratelli professi nominati annualmente, autorizzati a far sostare il cocchio, consegnare i fiori benedetti e inserire gli ex-voto. Giunto di fronte al Municipio nella via Roma coperta di fiori secondo il rito de "sa ramadura" il cocchio viene salutato dalle sirene delle navi in porto.

La processione dopo aver lasciato la città si ferma nella chiesetta di Giorgino dove avviene il cambio degli abiti del simulacro e del cocchio. Il simulacro viene svestito per indossare gli abiti da viaggio e tutti gli ori che lo adornano durante la processione tornano a Cagliari e il cocchio viene sostituito con un cocchio di campagna. Nel percorso da Giorgino a Nora il Santo indossa gli ex voto che i fedeli gli doneranno. Poi prosegue per la località di La Maddalena Spiaggia (Su Loi) e Frutti d’oro e dopo una breve sosta a Villa d’Orri raggiunge Sarroch dove trascorre la notte nella chiesa parrocchiale. Il 2 maggio la processione dopo aver fatto tappa a Villa San Pietro arriva a Pula per l’appuntamento alle ore 12 sul ponte situato all’ingresso del paese dove avviene lo scambio delle insegne e la simbolica consegna del santo. Nel pomeriggio riprende la processione per arrivare in tarda serata a Nora nella chiesa intitolata al Santo dove il simulacro si trattiene il 3 maggio per i festeggiamenti. La sera viene portato a spalla in processione lungo il litorale fino alla zona degli scavi archeologici per poi fare ritorno nella chiesa e dopo la celebrazione della messa riparte per Pula dove trascorre la notte. La mattina seguente il cocchio col simulacro del santo riprende la via del ritorno verso Cagliari. Nel viaggio di ritorno da Nora a Cagliari il santo riparte senza ornamenti, sarà adornato con ex- voto donati dai fedeli. Giunto a Cagliari, riprendono i festeggiamenti fino a tarda notte nella piazzetta antistante la chiesa del Martire.

30/04/2006

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ANGUILLE MARINATE CON MENTA E PATATE

Difficoltà = Media difficoltà
Ricetta per 4 persone

Ingredienti:

800g di anguille
1 ciuffo di menta
600g di patate novelle
2,5 dl di olio extravergine d'oliva
1 cipolla
3 spicchi d'aglio
4 dl di aceto di vino bianco
3 foglie di basilico
2 foglie di alloro
1 limone
1 mazzetto di prezzemolo

Preparazione:
Su un tagliere, o su un piano di lavoro, pulite le anguille estraendo le interiora, lavatele sotto l'acqua corrente e tagliatele a pezzi di circa 10cm di lunghezza.

In un tegame scaldate 2 dl d'olio e fatevi rosolare la cipolla sbucciata e tritata insieme con l'aglio, pelato e schiacciato; non appena il soffritto comincia a imbiondire, aggiungete l'aceto e lasciate sobbollire per almeno 5 minuti, poi profumate con le erbe fresche ben lavate, asciugate, tritate e continuate cuocere per qualche minuto prima di spegnere la marinata.

In un tegame di terracotta abbastanza alto sistemate i tranci di anguilla, copriteli con la marinata. Lasciate insaporire, coprendo con un telo da cucina, almeno per 4 giorni, quindi servite con un contorno di patate novelle, cotte al vapore e condite con il resto dell'olio, il succo di limone e il prezzemolo lavato e tritato.