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San Giovanni Suergiu: storia e tradizioni


Di certo si sa che i due centri rimasero spopolati sino al 1616 quando l'intera zona venne concessa in feudo alla famiglia De Gualbes e durante e durante il loro possesso, divenne marchesato. Nel 1793 la popolazione si trovò a dover respingere il tentativo di sbarco della flotta francese guidata dal contrammiraglio Truguet che, al comando di 23 navi da guerra, tentò di sbarcare in Sardegna con l'obbietivo di assoggettare Cagliari, retta dal vice rè Balbiano. Nel 1839 la famiglia Crespi di Valdaura riscattò il territorio di Suergiu e di Palmas e nel 1853 con Regio decreto n° 1584, Palmas venne eretta a Comune; con la frazioni di Suergiu, Matzaccara, Riu Sassu e Cortiois contava a quel tempo 1060 abitanti. Matzaccara ha una storia particolare e molto interessante sotto l'aspetto storico, per la conoscenza degli abitanti dell'intera Isola. E' certo che questo centro rimase abitato sino a dopo il mille ed in seguito alle continue incursioni saracene, così come il resto del territorio, si spopolò per alcuni secoli. Il toponimo si presume derivi dal vocabolario Fenicio "MatzAcar", che significherebbe rifuggio angusto o stretta dimora. Nel periodo romano venne indicata col nome di "Populum", mentre lo storico Spano, nei suoi scritti la indica con il nome di "Villamavar".Localizzato nella pianura del basso Sulcis, sub regione situata nella parte sud occidentale della Sardegna, in Provincia di Cagliari, San Giovanni Suergiu si presenta come evoluzione di tanti insediamenti abitativi sparsi nel territorio e denominati "furriadroxius". Un tempo solo semplici rifuggi per bestiame e pastori, i "furriadroxius" con l'andare del tempo hanno via via assunto sempre più le caratteristiche di veri e propri insediamenti urbani indipendenti l'uno dall'altro denominati "medaus". Oggi si possono contare circa 60 realtà abitative del genere che con S. Giovanni (capoluogo e centro più popoloso), Palmas (antico municipio) Matzaccara (principale frazione dell'attuale comune) ebbe una storia propria e autonoma; mentre Is Urigus e da ritenersi l'evoluzione più moderna di un "medau" il cui toponimo è derivante da Urigu, nome di antichi abitanti dei quali peraltro, non restano tracce recenti. Subito il mille, Villa di Palmas fece parte del Giudicato di Cagliari e della Curatoria di Sulcis. Quindi nel 1238 passò ai conti della Gherardesca. Dalla vicina Sulci, in seguito alle tante incursioni saracene, vi si riversavano puntualmente tanti abitanti in cerca di rifugio sino a quando,tra il 1358 e il 1471, anche questo centro venne distrutto dai barbari. Niente resta infatti del locale castello del quale è possibile intravedere attualmente solo i ruderi di parte delle mura perimetrali esterne. Del periodo Romano restano le tracce evidenti del porticciolo e delle terme. Nel territorio si registrò la presenza di una piccola comunità di monaci che, dediti all'agricoltura e all'allevamento del bestiame, restarono a Matzaccara per alcuni secoli nonostante i pessimi rapporti con i feudatari di allora. Nel XVIII secolo vi si insediarono alcune famiglie di pescatori provenienti dalla vicina Portoscuso che costituirono il nucleo originale dell'attuale comunità residente. La parte costiera del territorio di Matzaccara è stata interessata da un'imponente opera di rimboschimento con pini, da parte dell' I.N.P.S che rende possibile un utilizzo di detti siti per scoppi turistici. Con atto deliberativo dell' 11 marzo 1863 il Re trasferì la sede comunale da Palmas a Suergiu (che dal 1809 acquisì la denominazione attuale di San Gionanni Suergiu). In conseguenza di tale atto fu decisa la costruzione della nuova casa comunale che venne ultimata nel 1889, con una spesa complessiva di £.16000. Il Comune da quel momento prese il nome di Palmas Suergiu che tenne fino al 1952, anno in cui con decreto del Presidente della Repubblica ,venne definitivamente chiamato con la denominazione attuale di San Giovanni Suergiu. Sino all'inizio del secolo l'economia di San Giovanni Suergiu era caratterizzata da un' agricoltura arcaica e di sussistenza e dall'allevamento del bestiame, soprattutto ovino, altrettanto povero. Successivamente il territorio fu oggetto di una qualsiasi radicale trasformazione. Vi si insediarono industrie importanti: come la centrale elettrica della S.E.S di Santa Caterina; vi fu costruito un opificio per la lavorazione del magnesio della soc. SAMIS; diventò lo snodo ferroviario principale delle F.M.S.; divenne centro agricolo importante, anche sotto l'aspetto sperimentale di nuove colture (tabacco, riso, cotone,carciofo e altro) con l'azienda statale dell'I.N.P.S. nata dopo un imponente opera di bonifica delle paludi esistenti nel territorio che sradicò la temutissima malaria. In funzione di un più razionale sfruttamento agricolo, i terreni furono serviti da una capillare rete irrigua che dal vicino bacino artificiale di Monte Pranu (nato per tale scopo) raggiungeva la gran parte del territorio suergino. Rissale a questo periodo l'insediamento a San giovanni Suergiu di tante famiglie di contadini e allevatori provenienti dal Veneto, dal Friuli e dalla Romagna, che con la loro professionalità garantivano una produzione agricola all’avanguardia. Il bacino carbonifero adiacente a San Giovanni Suergiu, completava le possibilità occupazionali di allora. Ma nel periodo successivo alla guerra, il declino economico già iniziato con la chiusura dell'opificio della SAMIS, ebbe un'accellerazione drastica e una dopo l'altra le attività industriali locali morirono, lasciando campo libero all'amigrazione di decine e decine di famiglie verso le zone minerarie della francia,dell'Olanda, del Belgio e della Germania e verso il triangolo industriale del nord Italia. Fenomeno questo neppure rallentato dalla costruzione delle saline di Sant'Antioco (così denominate, ma ricadenti soprattutto nel territorio di San Giovanni Suergiu). Oggi l'economia locale è dipendente principalmente dal vicino polo industriale dell'alluminio di Portovesme; dall'allevamento del bestiame, dall'agricoltura e dal piccolo commercio. Per il prossimo futuro San Giovanni Suergiu vorrebbe giocare la carta del turismo. E' infatti in atto da parte dell'Amministrazione comunale, il tentativo di recuperare il sito della vecchia e ormai dismessa Centrale Elettrica, per poterla poi trasformare in una grande e moderna struttura alberghiera capace, fra l'altro, di utilizzare le acque madri delle locali saline, per scopi termali. In oltre la posizione geografica centrale rispetto alle tante località balneari e naturalistiche del Sulcis, fanno di San Giovanni Suergiu un posto ideale per trascorrere le proprie vacanze in comode case e a prezzi accessibili a tutti.

25/01/2006

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ANGUILLE MARINATE CON MENTA E PATATE

Difficoltà = Media difficoltà
Ricetta per 4 persone

Ingredienti:

800g di anguille
1 ciuffo di menta
600g di patate novelle
2,5 dl di olio extravergine d'oliva
1 cipolla
3 spicchi d'aglio
4 dl di aceto di vino bianco
3 foglie di basilico
2 foglie di alloro
1 limone
1 mazzetto di prezzemolo

Preparazione:
Su un tagliere, o su un piano di lavoro, pulite le anguille estraendo le interiora, lavatele sotto l'acqua corrente e tagliatele a pezzi di circa 10cm di lunghezza.

In un tegame scaldate 2 dl d'olio e fatevi rosolare la cipolla sbucciata e tritata insieme con l'aglio, pelato e schiacciato; non appena il soffritto comincia a imbiondire, aggiungete l'aceto e lasciate sobbollire per almeno 5 minuti, poi profumate con le erbe fresche ben lavate, asciugate, tritate e continuate cuocere per qualche minuto prima di spegnere la marinata.

In un tegame di terracotta abbastanza alto sistemate i tranci di anguilla, copriteli con la marinata. Lasciate insaporire, coprendo con un telo da cucina, almeno per 4 giorni, quindi servite con un contorno di patate novelle, cotte al vapore e condite con il resto dell'olio, il succo di limone e il prezzemolo lavato e tritato.