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« Fiabe Sarde

Come Sant’Antonio rubò il fuoco


A quei tempi in Sardegna non si conosceva ancora il fuoco, e d’inverno faceva un freddo tale da pisciarsi sotto, con rispetto parlando. Un giorno Sant’Antonio il porcaro (stiamo parlando di Sant’Antonio Abate) decise di recarsi all’inferno per rubare un po’ di fuoco da donare agli uomini. Prese un bastone di ferula e si mise in cammino. Arriva alla porta dell’inferno e bussa:
“Toc, toc!”
“E chi è?”
“Sant’Antonio. Sono in visita ufficiale, per un ispezione.”
“Gesù!” pensarono i diavoli, preoccupati. “Qui si mette male!” E prima di aprire lo spioncino rassettarono tutto alla svelta. “Ma mi’: solo un’occhiata da li fuori, eh?!” strillarono i diavoli. Ma non appena si aprì uno spiraglio nella porta dell’inferno, Sant’Antonio liberò il maialetto, che vi si infilò velocemente e incominciò a scorrazzare dappertutto, grugnendo e strillando come se volessero scannarlo. I diavoli si lanciarono alla cattura, perché tutto quel chiasso scombussolava la tranquillità della vita infernale, ma il porcetto correva come sanno correre i porcetti: a zig-zag, a salti e scivoloni, portando scompiglio e confusione. Infine i diavoli si arresero e, sia pure di malavoglia, invitarono Sant’Antonio a entrare nell’inferno per portarsi via quel maledetto maialetto imprendibile. Sant’Antonio non si fecce pregare ed entrò. Subito il porcetto diventò mansueto e si lasciò prendere dal suo padrone.
“Beh, basta! Avete visto abbastanza. Ora potete andarvene.”
“Vorrei scaldarmi un po’, se non do troppo fastidio” disse Sant’Antonio. I diavoli rimasero interdetti, non sapendo che pesci prendere.
“Dobbiamo chiedere a Babbu Satana” borbottarono.
“E voi chiedeteglielo!”
Satana era un diavolo gigantesco, che se ne stava stravaccato al centro dell’inferno come un enorme verro da ingrasso, con gli occhi chiusi e il respiro pesante. I diavoli andarono da lui a chiedere ordini. “Fatemi vedere” ordinò Babbu Satana con voce cavernosa. Sei diavoli afferrarono sei forconi, ne arrossarono le punte nel fuoco vivo della fornace e poi li appoggiarono alla palpebra gigantesca dell’occhio sinistro del loro padrone, spingendola verso l’alto. Satana roteò l’enorme globo oculare e guardò Sant’Antonio con un aria così truce da far sbiancare una statua di bronzo. Ma Sant’Antonio non sbiancò per niente. “Anche l’altro!” ordinò Babbu Satana. Subito altri sei diavoli con i forconi arroventati sollevarono faticosamente la palpebra dell’occhio destro di Satana, il cui sguardo feroce fece tremare di paura mezzo inferno. Ma Sant’Antonio non tremò. “Basta! Ho visto abbastanza” disse Babbu Satana. E zac!, ributtò giù le palpebre come delle saracinesche.

“Babbu Satana dice che potete restare, ma che non dovete nemmeno avvicinarvi al fuoco dell’inferno” dissero i diavoli.
“D’accordo disse Sant’Antonio si trattenne all’inferno per tre giorni di fila, con grande fastidio dei diavoli grossi e piccoli. Sempre fermo, assorto in meditazione profonde, muoveva soltanto il suo bastone di ferula, rimestando con la punta i carboni ardenti con fare pensoso. Di tanto in tanto, quando nessuno lo guardava, punzecchiava abilmente il maialetto, che partiva come una palla di gomma, mettendo lo scompiglio tre i diavoli, rovesciando forconi e rovistando chiassosamente tra i tizzoni ardenti. E quando i diavoli si buttavano alla caccia dell’animale, Sant’Antonio ne approfittava per calare pesanti fendenti col suo bastone sulle loro schiene nude, con la scusa di voler fermare il maiale.
“Oh, scusa! M’è scappato il bastone…” E così, per tre lunghissimi giorni, la pece infernale fu messa a durissima prova dalla presenza del sant’uomo. L terzo giorno, infine, Sant’Antonio si alzò, lanciò un fischio al maialetto e si avviò: “Ho finito d’ispezionare: ora posso andare” disse. I diavoli furono così felici di toglierselo…dagli zoccoli che non insistettero nemmeno a perquisirlo. Soltanto uno di essi, il più sospettoso, volle esaminare il bastone di ferula, per vedere se sulla punta, che aveva a lungo rovistato tra i tizzoni, ci fosse qualche lingua di fuoco. Ma la ferula ha il cuore molle e conserva al suo interno il calore del fuoco, che perciò cova ma non si vede, come i carboni del focolare ricoperti della cenere. Il diavolo sospettoso vide la punta annerita e penso che il fuoco fosse spento. Così Sant’Antonio usci finalmente all’aria aperta. E come fu nuovamente sulla terra, si alzò in alto il bastone e lo fece ruotare trionfante nell’aria, scagliando dovunque le scintille vive che la ferula aveva covato al suo interno. E mentre ruotava e benediceva, gridava con quanto fiato aveva:


Fuoco in acciaio, fuoco in acciarino,
fuoco in ogni sasso e ciottolino.
Fuoco, fuoco, per ogni loco,
per tutto il mondo fuoco giocondo.



Fu in questo modo che la Sardegna e il resto del mondo conobbero finalmente il fuoco, e il gran freddo cessò per sempre.



Bibliografia

Autore:
Francesco Enna e Salvatore Mannuzzu

Titolo:
FIABE SARDE

Editore:
Mondadori editori

03/03/2006

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Ricetta del mese
ANGUILLE MARINATE CON MENTA E PATATE

Difficoltà = Media difficoltà
Ricetta per 4 persone

Ingredienti:

800g di anguille
1 ciuffo di menta
600g di patate novelle
2,5 dl di olio extravergine d'oliva
1 cipolla
3 spicchi d'aglio
4 dl di aceto di vino bianco
3 foglie di basilico
2 foglie di alloro
1 limone
1 mazzetto di prezzemolo

Preparazione:
Su un tagliere, o su un piano di lavoro, pulite le anguille estraendo le interiora, lavatele sotto l'acqua corrente e tagliatele a pezzi di circa 10cm di lunghezza.

In un tegame scaldate 2 dl d'olio e fatevi rosolare la cipolla sbucciata e tritata insieme con l'aglio, pelato e schiacciato; non appena il soffritto comincia a imbiondire, aggiungete l'aceto e lasciate sobbollire per almeno 5 minuti, poi profumate con le erbe fresche ben lavate, asciugate, tritate e continuate cuocere per qualche minuto prima di spegnere la marinata.

In un tegame di terracotta abbastanza alto sistemate i tranci di anguilla, copriteli con la marinata. Lasciate insaporire, coprendo con un telo da cucina, almeno per 4 giorni, quindi servite con un contorno di patate novelle, cotte al vapore e condite con il resto dell'olio, il succo di limone e il prezzemolo lavato e tritato.